Prospettive di sviluppo per l’azienda agricola

 

 

6.1       Prodotti tipici e rilancio dell’attività di trasformazione

 

Il sistema agroalimentare della Campania si è notevolmente evoluto negli ultimi dieci anni; infatti, la risposta delle aziende, ai complessi cambiamenti del mercato, si sta razionalizzando attraverso un’evoluzione culturale, tecnica e operativa.

Attualmente una maggiore domanda di prodotti e servizi di qualità e un mercato sempre più dinamico, condizionano i nuovi assetti organizzativi delle grandi imprese e, inoltre, favoriscono lo sviluppo delle piccole imprese artigiane ad alto livello di specializzazione (Regione Campania, 1999).

Molte aziende del settore agroalimentare hanno modificato le vecchie metodologie di produzione sulla base di questi presupposti e, anche in Penisola Sorrentina, alcune di esse hanno adeguato i livelli produttivi ai nuovi standard qualitativi richiesti dal mercato; in alcuni casi si è ottenuto un buon risultato con l’integrazione delle tecniche moderne ai “procedimenti” tradizionali.  Inoltre, molte imprese agroalimentari, diversificando l’offerta, hanno razionalizzato, sia la produzione, sia il processo di marketing, adattandoli ai vari ambiti. 

Oggi la zona agricola sorrentina è potenzialmente in grado di offrire un paniere di prodotti agroalimentari di specifica tipicità e qualità; però, tranne che per quei prodotti protetti da marchi, o comunque riconosciuti a livello regionale, non sussistono agevoli canali di accesso al mercato.   Conseguentemente, molti prodotti tradizionali, purtroppo non ancora contraddistinti da marchi che ne attestino la qualità e la tipicità, rischiano di essere dimenticati per sempre; la perdita di queste “conoscenze” potrebbe essere la causa di un grave impoverimento biologico e culturale e potrebbe provocare, inoltre, un’ulteriore fuga dalle campagne.

Le gravi conseguenze, cui si potrebbe giungere anche in pochi anni, necessitano di una cura immediata ed efficace.

Fra le proposte della Comunità Europea, per l’implementazione del turismo rurale e delle attività tradizionali, rivestono notevole interesse per la penisola quelle appartenenti al programma europeo LEADER-II.  

Questo piano comunitario propone lo sviluppo eco-sostenibile della piccola impresa agricola e mira, fondamentalmente, alla conservazione della biodiversità e alla tutela del paesaggio.  Secondo le direttive europee, l’incremento della produzione dei prodotti tipici deve essere sostenuta dallo stesso turismo rurale e, secondo tale logica, dovrebbero essere direttamente gli “ospiti” i principali acquirenti della produzione aziendale.  

In alcuni casi, tuttavia, la piccola azienda agrituristica non è organizzata per la produzione di un assortimento abbastanza diversificato, e quindi, essendo costretta ad acquistare i prodotti tipici necessari presso altre aziende, va incontro ad ulteriori difficoltà di carattere organizzativo.

Per la commercializzazione, anche all’esterno delle aziende, il processo d’implementazione deve prevedere la pianificazione di visibilità e di marketing, attraverso un’analisi della domanda e la creazione di un’agenzia ad hoc, il cui compito sia la promozione commerciale.   A questo punto per l’imprenditore è gioco facile trovare i giusti segmenti di mercato (Provincia di Napoli, 2001).  

A tal proposito, aprendo una parentesi, ci si può riferire a quanto già avvenuto in tal senso con il Patto Territoriale dei Comuni Vesuviani, in cui sono state giudicate ammissibili 21 iniziative agricole per uno stanziamento di sei milioni di Euro; i progetti riguardavano: l’agricoltura, l’agroindustria, la pubblicità dei prodotti agricoli e i servizi connessi.   L’intero patto partiva dalle potenzialità presenti sul territorio – ambiente, agricoltura, turismo, – delineando l’obiettivo principale nel potenziamento del sistema di produzione di piccoli e piccolissimi soggetti economici che operano nel settore agricolo, con progetti compatibili con l’ambiente e attraverso la valorizzazione delle risorse umane, storiche, culturali e naturali (Santoro, 2001).

L’agricoltura sorrentina, per la sua varietà ed originalità dei prodotti, per l’ambiente particolare e grazie alla presenza dei servizi turistici, ha gli stessi presupposti favorevoli all’applicazione di iniziative simili. 

Un recente tentativo, non andato però a buon fine, è stato intrapreso nel 1998 dai soggetti promotori[1] del “Patto territoriale della Penisola Sorrentina”, infatti, molti dei progetti presentati, attirati soprattutto dai finanziamenti, erano slegati dalla realtà economica e sociale del territorio e comportavano spreco di risorse; altre critiche ai progetti presentati si sono avute a causa dei tempi di attuazione eccessivamente lunghi, di interventi disorganici e addirittura in contrasto con l’ambiente e di attività industriali inefficaci destinate a vita breve (Santoro 2001).

Chiudiamo questa breve parentesi ricordando che anche i finanziamenti regionali al settore agricoltura, i così detti “P.O.R. Campania 2000-2006”, non offrono opportunità concrete in Penisola Sorrentina, né per la piccola impresa agricola, né per le piccole attività turistiche, artigianali e commerciali connesse all’agricoltura.

Diventa sempre più difficile, per il piccolo imprenditore della Penisola Sorrentina, individuare il giusto canale di mercato dove sviluppare un’attività connessa a quella tradizionale.    Per la commercializzazione dei prodotti tipici si possono utilizzare i canali già esistenti – ad esempio il canale diretto alla grande distribuzione, che la “Coop. Solagri”, sta sfruttando con successo per il limone I.G.P. – oppure cercarne di nuovi, sia attraverso Internet, sia direttamente sul territorio, fruttando le numerose manifestazioni eno-gastronomiche (Fiere), che ogni anno, hanno luogo su tutto il territorio nazionale.

Oltre alle difficoltà di carattere strategico, altri ostacoli tecnico-legislativi, gravano sulla piccola azienda.

La legislazione alimentare è sicuramente complessa ed articolata. I provvedimenti riguardano sia la cura delle materie prime impiegate e la salubrità dei prodotti finiti, sia le informazioni che devono essere riportate nella presentazione del prodotto stesso. E’ opportuno, quindi, ricordare ai produttori agricoli, che intendano incrementare l’attività di trasformazione in azienda, di attenersi agli onerosi obblighi di natura sanitaria.

Il mercato della trasformazione alimentare, sul territorio della Penisola Sorrentina, è per l’80% concentrato nelle mani di 4/5 aziende, che in gran parte producono limoncello e confetture, adottando esclusivamente metodi industriali.   Alcune imprese artigiane, però, diversificando l’offerta e migliorando la qualità e la genuinità dei prodotti, si sono inserite in una prosperosa nicchia di mercato e stanno riscontrando, tutt’oggi, notevoli successi[2].

 

 

6.2       L’agriturismo

 

Il successo delle attività legate al turismo rurale, all’agriturismo ed alla produzione e vendita dei prodotti tipici, dipende dalla capacità dell’azienda che le svolge e dalla possibilità di sviluppo dei flussi turistici nella zona.   Per tale motivo da un lato è necessario porre in essere una serie di processi di riorganizzazione del territorio, per accogliere in maniera efficiente queste nuove o più ampie presenze, dall’altro le aziende agricole dovranno riconvertire un’attività basata esclusivamente sulla produzione verso una vera e propria pluriattività, che include la produzione di prodotti finiti (ad. esempio prodotti alimentari confezionati), la commercializzazione di prodotti o di servizi di ospitalità, la somministrazione di prodotti alimentari nella ristorazione e l’organizzazione di attività ricreative.     Lo svolgimento di queste nuove attività di carattere commerciale richiede all’azienda nuove professionalità, un riorientamento della manodopera familiare, il miglioramento delle strutture e delle attrezzature presenti in azienda. In generale il livello delle presenze, in Penisola Sorrentina, è in aumento progressivo e costante; si stima che questo si attesti attorno al 3% annuo.              C’è una generale tendenza verso un turismo più evoluto, dai contenuti più specifici, e soprattutto con un maggiore significato culturale. Di fronte a tale evoluzione si constata una forte elasticità dei pacchetti offerti in funzione delle esigenze personalizzate dei visitatori.   Questo si traduce anche in un aumento dei prodotti tematici.     L’uso del tempo libero e la vacanza si ispirano sempre più ad interessi ricreativi che consentano un rapporto diretto con l’ambiente portando come conseguenza immediata, da un lato, la valorizzazione delle risorse naturali e, dall’altro, l’incremento nei consumi di prodotti biologici.  Anche il confezionamento dei prodotti alimentari è soggetto ad una normativa piuttosto complessa. Esistono delle sostanze, espressamente autorizzate, utilizzabili per l’imballaggio.  I materiali destinati a venire in contratto con le sostanze alimentari, quindi, oltre a non cedere odori, sapori e componenti nocivi, devono recare l’indicazione “per alimenti” o, un simbolo equivalente.  Occorre quindi prestare grande attenzione all’impiego di contenitori di fabbricazione artigianale, sicuramente più tipici e tradizionali, ma spesso non in regola con la legge.  Questi vincoli di ordine tecnico-sanitario, spesso comportano cospicui investimenti materiali, gravando notevolmente sul budget della piccola azienda che intenda intraprendere attività ricettiva, ma, come previsto dalle norme vigenti, tali precauzioni sono necessarie per la garanzia della qualità del servizio.         Nella costruzione dei locali, infatti, si devono garantire molte condizioni igienico sanitarie, accompagnate dall’indicazione, in un manuale di produzione, di chi all’interno dell’azienda sarà responsabile della messa in atto di una buona pratica produttiva.    La valutazione dei punti critici del processo produttivo, individuati con una metodologia denominata HACCP, deve includere la previsione della probabilità di eventuali incidenti, l’indicazione degli interventi correttivi, e dei parametri che si intende adottare per minimizzare i rischi. Proprio in un’azienda agrituristica, dove i prodotti alimentari sono realizzati in tutto il loro ciclo produttivo, sotto il controllo di uno stesso operatore, possono ottenersi i prodotti più genuini, tipici e sicuri, purché siano attentamente rispettate le più elementari norme di igiene e sicurezza degli alimenti. Ogni operatore agrituristico qualificato deve in sostanza convincersi del fatto che, la presenza, nell’ambito dell’offerta agrituristica del suo territorio, di aziende inefficienti o non conformi ai principi organizzativi dell’agriturismo, costituisce un danno per il complesso dell’offerta medesima e quindi anche per la propria azienda.…………………………………………………………………… In Penisola Sorrentina già si sono verificati casi nel campo della ristorazione, in cui alcune aziende, anche se iscritte nell’elenco degli operatori agrituristici, si sono adeguate agli standard qualitativi delle peggiori trattorie, pregiudicando il nome dell’agriturismo sorrentino.  Una buona precauzione, che gli operatori onesti potrebbero adottare, è rappresentata dal “codice di comportamento”, sottoscritto volontariamente dalle aziende in cambio di un riconoscimento esplicito rilasciato dalle proprie Associazioni (targa, marchio, ecc.).   Questo mezzo rappresenta dunque un complemento essenziale della classificazione, in quanto tende a suscitare la corresponsabilizzazione degli operatori nello sviluppo del progetto-qualità.   In questo quadro la classificazione non deve rappresentare semplicemente un procedimento di tipo burocratico volto a “fotografare” passivamente l’esistente; essa deve piuttosto attivare un processo di costante crescita qualitativa, al quale daranno decisivo contributo i responsabili dei sopralluoghi di verifica, nella duplice veste di ispettori e di assistenti tecnici. Inoltre attraverso questo strumento è possibile coinvolgere gli ospiti, ai quali il codice deve essere fatto conoscere tramite le guide di settore e presso ogni azienda sottoscrivente. In questo modo l’ospite potrà prendere atto della buona intenzione dell’azienda di soddisfare nel migliore dei modi le sue esigenze, sarà incoraggiato a segnalare costruttivamente eventuali deficienze e, nei casi più gravi, a denunciare alle Associazioni, responsabili della gestione del codice, ladisattenzione delle aziende nei riguardi di quanto sottoscritto. Aldilà delle inevitabili incomprensioni fra ospiti e ospitanti che episodicamente potranno ancora verificarsi (come peraltro accade in ogni settore del turismo), si avrà così un costante termometro del rapporto fra domanda e offerta e ulteriori riferimenti obiettivi per la selezione qualitativa delle aziende. Questa approccio, rivolto alla qualità, deve essere l’unico auspicabile per la Penisola Sorrentina, in quanto una massificazione anche dell’agriturismo sarebbe fatale ai delicati equilibri del territorio.

 

 

 

6.3       Diversificazione dell’approccio al mercato: sinergie tra agricoltura e turismo

 

Il mercato di sbocco tradizionale dei prodotti agricoli della Penisola Sorrentina, come già precisato nei capitoli precedenti, non è in grado di offrire un prezzo realmente remunerativo alla piccola azienda.

Soltanto, grazie alla rivalutazione del limone di Sorrento e all’incremento dell’attività agrituristica, alcune imprese agricole continuano ad investire ingenti capitali nella “terra”.

Molte altre aziende, invece, non hanno la possibilità di svilupparsi in tal senso e, non disponendo di capacità soggettive che possano garantire il rilancio concreto nel settore agricolo, hanno bisogno di un efficace sostegno esterno.

Il settore, che meglio può dare sostegno all’agricoltura, è sicuramente il turismo.  

Lo sviluppo del turismo nell’area sorrentina, come sarà accennato nel capitolo successivo, è dovuto principalmente alla natura dei luoghi.  I grandi vantaggi economici, di cui godono gli albergatori sorrentini, sono legati principalmente al particolare fascino del paesaggio e alla salubrità dell’aria.

L’agricoltura del secolo d’oro apportò un affascinante trasformazione del territorio, rendendolo unico al mondo; oggi, la speculazione e l’abusivismo edilizio, il conseguente aumento del traffico automobilistico e, non ultimo, l’inquinamento delle acque, stanno creando preoccupanti presupposti per il turismo del terzo millennio. 

Un grosso aiuto all’ambiente potrebbe arrivare direttamente dagli albergatori che, acquistando direttamente i prodotti agricoli nell’azienda o semplicemente coltivando in proprio un terreno abbandonato, sosterrebbero lo sviluppo eco-sostenibile di tutta l’area, anche perché limiterebbero l’espandersi della, così detta, desertificazione agraria.

Un altro efficace sostegno all’azienda agricola, potrebbe essere quello apportato da un’agenzia ad hoc;  infatti per ottenere una maggiore efficienza operativa di carattere generale, sarebbe auspicabile disporre un sistema organizzativo (anche indipendente dall’azienda agricola), che sappia interagire tra le varie realtà aziendali e sia in grado di ottimizzare lo spazio agricolo.

Attraverso delle “piccole specializzazioni” territoriali, realizzate semplicemente sulla base di documentazioni storiche[3], si otterrebbe una classificazione dei terreni più idonei a determinate colture.   Successivamente andrebbero individuate e raggruppate delle specifiche micro-zone dove si ha la possibilità di ottenere un prodotto di migliore qualità e una coltivazione tecnicamente più conveniente.  

Inoltre, con la presenza di un’agenzia, capace d’implementare lo scambio d’informazioni all’interno di questo sistema, si potrebbero creare interessanti sinergie fra agricoltura e turismo, con il coinvolgimento di operatori diversi.

A questo punto, anche per la piccolissima azienda che non ospita turisti, si aprirebbero nuove prospettive di crescita; l’assortimento del piccolo agriturismo potrebbe essere integrato dai prodotti delle altre aziende e queste ultime, a loro volta, sarebbero garantite da un prezzo più equo.     

Alla stessa maniera, anche l’albergatore avrebbe a disposizione più facilmente un valido assortimento di prodotti tipici e genuini da offrire, ogni giorno, ai propri clienti.

 



[1] I soggetti che hanno promosso l’iniziativa sono i comuni di: Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento, Vico Equense; altri ancora: Banco di Napoli – Ufficio Studi – SIB/FIPE – Confcommercio – CGIL – CISL – UIL.

[2] Si è riscontrato il buon successo di alcune aziende artigianali per la produzione di liquori a freddo; esse migliorando la qualità e, allo stesso tempo, aumentando il prezzo del limoncello, hanno visto un incremento delle vendite.

[3] La particolare vocazione di alcuni terreni rispetto ad altri può essere facilmente determinata grazie alla tipicità che, nel corso dei secoli e in base ai luoghi di produzione, è stata attribuita ad alcuni prodotti. (Es. pomodori di Montechiaro, insalata e carciofi dei Colli, amarene della Malecoccola, origano di S. Agata)

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