Nuova agricoltura e sviluppo sostenibile

 

 

5.1       La superficie agricola: cause e conseguenze della diminuzione

 

A fronte di una forte riduzione della S.A.T. e della S.A.U.[1], descritta nel capitolo precedente, e confrontando i dati con quelli riguardanti le aziende agricole, dal 1961 al 2000, appare evidente un andamento non sempre concordante; in alcuni casi, addirittura, ci troviamo di fronte ad un sensibile aumento come per i comuni di Massa Lubrense (25%) e Piano di Sorrento (10%).

 

 

 

 Se osserviamo i dati riguardanti le aziende negli anni ’61 – ’71 ci rendiamo conto che la superficie media aziendale, nei comuni di Massa e Piano, era leggermente superiore a quella degli altri (Castaldi, 1968, p. 59), a causa della presenza di aziende con uno sviluppo spaziale maggiore; successivamente anche in questi comuni, sotto la spinta della speculazione edilizia, ha avuto luogo una forte parcellizzazione del territorio.   D’altro canto, la diminuzione del numero di aziende negli altri comuni, non mostra variazioni concordanti con quelle riscontrate per la S.A.T. e per la S.A.U., proprio perché, anche qui i fenomeni di lottizzazione sono stati considerevoli.

Questo fenomeno di parcellizzazione, che trova le sue origini anche nell’ultima riforma agraria ha determinato la creazione di mini fondi, talvolta gestiti part-time, ma che a tutti gli effetti risultano censiti quali vere e proprie aziende agricole; solo negli ultimi periodi e nelle aree collinari si assiste ad un lento riassorbimento di esse in fondi più ampi e produttivi.

Possiamo affermare che la situazione agricola della Penisola Sorrentina è rappresentata da una forte riduzione dello spazio agricolo, da una riduzione sensibile della aziende e da una forte riduzione degli addetti; a quest’ultima non corrisponde, per una serie di evidenti motivi, un aumento tecnologico per mantenere la competitività di mercato; inoltre parte degli addetti concilia il lavoro agricolo con un’altra attività primaria.  Se a questa situazione aggiungiamo, che le aree agricole periurbane sono per la gran parte incolte in attesa di un ulteriore allargamento dell’area urbana, è facile immaginare come ci si assista ad un forte degrado ambientale, a discapito della sicurezza del suolo e dell’attrattiva turistica.  Nasce spontanea l’idea di un organizzazione diversa del territorio della Penisola Sorrentina, dove diventa necessario trovare un nuovo equilibrio tra le differenti esigenze dei vari settori dell’economia.  

In questa ottica si indirizzano le ricette proposte in senso generale dal Governo italiano (legge 431/85), dalle direttive Europee, ed in particolare dalla Provincia di Napoli con i progetti Agenda 21 locale (Prov. di Napoli, 2001).

Il piano non è di semplice attuazione poiché i motivi del degrado ed abbandono agricolo non risalgono ad una unica causa, ma appaiono il risultato di fattori concomitanti: storici, economici, sociali e logistici, dei quali si è ampiamente già trattato.

 

 

5.2       Le risposte possibili

 

A livello generale diventa necessario la redazione ed approvazione di piani rispettosi della risorsa – paesaggio – ai quali uniformare successivamente, attraverso un’attenta lettura del territorio, i piani regolatori dei comuni.

Naturalmente ciò implica un impiego di capitali e risorse, anche umane, in modo mirato ed a tutti i livelli per incrementare l’efficienza nei servizi di prevenzione, controllo e coordinamento: ambientale, geologico e idrografico.

Nella fattispecie, per la Penisola Sorrentina e per la prima volta, attraverso una considerazione dello spazio rurale come risorsa chiave, sono state definite delle linee di sviluppo sostenibile e di riqualificazione ambientale.   Secondo questo approccio il sistema rurale della Penisola Sorrentina, cioè il complesso e articolato sistema delle aree agricole e di vegetazione naturale o semi-naturale, non è più inteso come un insieme di spazi aperti, liberi e disponibili per le attività legate al soddisfacimento delle esigenze residenziali, produttive ed infrastrutturali.  Esso è considerato invece, un patrimonio comune, un capitale naturale non riproducibile, portatore di valori specifici e di funzioni autonome, la cui corretta gestione e tutela, è in grado di assicurare soddisfacenti condizioni di funzionamento dell’ecosistema urbano ed una migliore qualità della vita (Di Gennaro, 2001).

La Penisola Sorrentina è stata individuata come uno dei sette sistemi agro-ambientali della Provincia di Napoli, al quale è possibile attribuire, con il ricorso agli strumenti finanziari previsti in Agenda 2000, un valore strategico per definire le linee guida di valorizzazione e tutela dello spazio rurale.

La metodologia che è stata adottata è nota come “Analisi dei sistemi di terre”, cioè un approccio olistico in cui il paesaggio è studiato con riferimento a un insieme articolato di caratteristiche ambientali e, attraverso l’identificazione di ambiti omogenei, riconoscibili, in foto-interpretazione e sul campo, da osservatori differenti, afferenti discipline diverse, secondo un criterio di convergenza interpretativa.

Il paesaggio non è solo studiato negli aspetti estetico-percettivi, ma come un mosaico ecologico complesso, definibile nelle sue caratteristiche strutturali (distribuzione spaziale dei diversi ecosistemi), funzionali (relazioni tra gli ecosistemi) e dinamiche (mutamenti nella struttura e nella funzione).

Questo studio del territorio non consente la contrapposizione tra spazi naturali, antropizzati e costruiti, ma tutti sono definiti ed interpretati con le stesse modalità analitiche, come tessere di uno stesso mosaico.

L’aggregazione delle unità pedo-geografiche e ambientali, con ben definite potenzialità ed esigenze conservative per la Penisola Sorrentina, si definisce nella carta dei sistemi agroambietali come sistema agro-ambientale C: aree caratterizzate dalla prevalente presenza di sistemazioni agrarie di elevato valore storico-culturale, paesaggistico ed ambientale.(Prov. di Napoli, 2001)

Dalla descrizione del sistema appare evidente che esso si caratterizza sotto il profilo delle prestazioni, in base alla tipologia dei servizi e funzioni specificamente erogate, legate al mantenimento degli habitat e della biodiversità, alla produzione agro-forestale, alla conservazione dei paesaggi agrari storici di elevato valore culturale, ambientale ed estetico-percettivo (Di Gennaro, 2001).

 

 

5.3       Agricoltura biologica e biodiversità

 

La scelta di un’agricoltura sostenibile, con tecniche tali da ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente e allo stesso tempo di fornire prodotti salubri, risponde alle esigenze di rispettare la salute degli agricoltori, dei consumatori e di salvaguardare l’ambiente.

La promozione di tale agricoltura, già da tempo uno degli obiettivi della P.A.C. (politica agricola comunitaria), ha trovato applicazione nella Provincia di Napoli con il Reg. CEE 2078 del 1992, che promuove i metodi di produzione a minore impatto ambientale con contributi alle aziende e il Reg. CEE 2092 del 1992, che regolamenta le produzioni stesse.   Questi regolamenti sono stati ampliati nelle Agende 21 con EASW (European Awareness Scenario Workshop), dalla D.G. ambiente (Città Europea Sostenibile) e la S.C.C.E. (Sustainable cities campaign) ed Eurocities. (Filotico, 2001)

Il Regolamento 2078/92 ha previsto una serie di misure per incentivare la riduzione dei prodotti chimici, la diffusione di tecniche colturali estensive, la promozione dell’agricoltura biologica e di tutti i metodi di produzione compatibili con l’ambiente, la salvaguardia di specie animali locali, la cura dei suoli abbandonati e il ritiro di terreno dalla produzione.

L’applicazione nella Penisola Sorrentina di questo regolamento, mediante il programma regionale di agricoltura compatibile con l’ambiente, ha avuto inizio negli anni ’96 e ’97 con poche adesioni, aumentate successivamente. 

Alcuni degli elementi frenanti, causa della modesta richiesta di adesione, derivano dalla forte pressione antropica sul territorio, dalla ridotta dimensione aziendale e dal carattere intensivo della produzione.

Attualmente sul territorio risultano destinati alla produzione biologica appena 45 ha di superficie agricola totale ( 1,25% della S.A.T.) e 39,7 ha di superficie agricola utilizzata (1,55% della S.A.U.). 

Analizzando i dati per l’intera provincia (0,5% della S.A.U.) risulta evidente che nella Penisola Sorrentina si riscontra una maggiore presenza, in percentuale, di aziende biologiche.   Le politiche comunitarie e le scelte dei consumatori stanno dando ragione a chi ha investito nel settore “bio”, altri produttori della nostra area potrebbero inserirsi in questo segmento di mercato ancora in forte espansione.

 

Tabella n. 5.1 – Aziende biologiche e tipologia delle produzioni

 

Comune

Azienda

Attività

Superf. Ha

 

Tot

Prod

Trasf

Colture

Trasform.

SAT

SAU

Vico Eq.

3

2

1

Olivo, orto.

Farine

8.19

6.74

Meta

2

2

 

Limone, olivo.

 

6.55

5.06

Piano di Sorrento

5

2

3

Limone, olivo, frutta.

Limoncello, confettura

2.09

1.99

S. Agnello

5

3

2

Limone, olivo, vite.

Olio, distribuzione

4.03

3.71

Sorrento

7

6

1

Olivo, limone,  vite.

 

9.53

8.33

Massa Lubrense

7

6

1

Olivo, limone, vite.

 

14.80

13.91

Totali

29

21

8

 

 

45.19

39.74

 

Fonte: Provincia di Napoli, 2001.

 

Nella stessa linea di tendenza si inseriscono le iniziative rivolte a garantire la qualità e la tracciabilità delle produzioni agro-alimentari, mediante disciplinari di produzione, sistemi di certificazione e marchi ( D.O.C, D.O.P., I.G.P.).

La creazione dei marchi collettivi mira a conferire un maggior valore aggiunto alla produzione con la diversificazione del prodotto ed il miglioramento del livello qualitativo.  Inoltre, con questo innovativo strumento, l’agricoltura si orienta verso la tutela dell’ambiente, garantendo la conservazione dei patrimoni di biodiversità e di cultura tramandati, trasferendoli anche alle generazioni successive.

La certificazione dei prodotti è anche particolarmente utile per orientare le pratiche agricole verso una riduzione dell’impatto sull’ambiente, in quanto si basano su disciplinari di produzione che pongono limitazioni di resa e sistemi di controllo che garantiscono la salubrità del prodotto e la tracciabilità della produzione.

I marchi sono D.O.P. (Denominazione di origine protetta) e I.G.P. (denominazione geografica protetta); il Reg. CEE 2081/92 con essi intende indicare il nome di una regione o di un luogo determinato che sia identificativo per un determinato prodotto alimentare.  Il marchio A.S. (attestazione di specificità), secondo il Reg. CEE 2082/92, richiede che vengano utilizzate materie prime tradizionali o metodi di produzione e trasformazione tradizionali.

I prodotti tipici riconosciuti che interessano la Penisola Sorrentina, sulla base del Reg. CEE 2081/92 sono: l’olio extra-vergine d’oliva Penisola Sorrentina D.O.P. (Reg. CE 1065/97), limone di Sorrento-I.G.P. (Reg.CE 2446/2000).  

Il “limone” individuato fa parte dell’ecotipo “Ovale di Sorrento”, la zona di produzione è circoscritta alle aree comunali di Vico Equense, Meta, Piano di Sorrento, S. Agnello, Sorrento, Massa Lubrense, Capri e Anacapri, il sistema di coltivazione deve ricalcare sommariamente e il più possibile quello tradizionale con una densità d’impianto non superiore ad 850 piante per ettaro. Il frutto ottenuto con le particolari tecniche descritte, si presenta solitamente con la buccia di spessore medio e con la sua parte esterna, il flavedo, ricca di olio essenziale, dotato anche di un’aroma ed un profumo particolarmente intensi; sono queste  le caratteristiche fondamentali che rendono unico il limone di Sorrento, infatti, tali proprietà organolettiche, donano quel sapore inimitabile al suo derivato per eccellenza, ovvero il “limoncello”. (Vinaccia, 1998)

Alcuni prodotti sono in corso di registrazione, comunque già protetti mediante protezione transitoria nazionale ai sensi del Reg. CE 535/97, e sono: noce di Sorrento I.G.P. e Fior di Latte della Penisola Sorrentina.

Tra i prodotti registrati sulla base del Reg. CEE 2082/92: Mozzarella-A.S.; inoltre, fra i prodotti D.O.C. abbiamo la presenza del vino.

La produzione italiana di vino è diminuita notevolmente, a fronte delle produzioni degli anni ottanta superiori ai 75 milioni di ettolitri di vino, negli ultimi anni (1990, 1994, 1999 e 2001) si sono raggiunti appena i 55 milioni di ettolitri.  Questa notevole diminuzione è frutto della politica comunitaria che, per risolvere il problema delle eccedenze di produzione, ha incentivato il taglio e la distruzione di molti vigneti[2].  Tale atteggiamento politico-economico ha favorito il miglioramento qualitativo della produzione italiana, soprattutto meridionale, ma ha costituito un “duro colpo per la collina, il paesaggio, l’ambiente, l’azienda coltivatrice, l’associazionismo, le stesse tradizioni storico-culturali” (Di Lena, 1994).

Altri prodotti alimentari provenienti dalla forte tradizione alimentare della Penisola Sorrentina meriterebbero maggiore tutela e considerazione. Fra i latticini, oltre al Fior di Latte, abbiamo il cosiddetto Provolone del Monaco è che prodotto esclusivamente con latte proveniente dalle pendici del Faito e necessita di 1/2 anni di stagionatura in “grotta”; fra i prodotti agricoli spiccano alcune varietà di pomodori da insalata denominati genericamente “di Sorrento”: il Cuore di Bue rappresenta la varietà più diffusa nel commercio all’ingrosso, ma, nonostante la buona resa per pianta, non consente guadagni soddisfacenti agli operatori locali, in quanto, le produzioni intensive in serra della zona vesuviana provocano una costante pressione inflazionistica sul prezzo medio di mercato.  Altri prodotti, anche se non classificati, presentano pregevoli qualità, fra essi ricordiamo: i carciofi e le patate delle zone collinari, i gelsi e l’origano di S. Agata, i fichi di Massa Lubrense e non ultime le arance della piana sorrentina.

Anche l’arancia prodotta a Sorrento gode dello stesso tipo di proprietà organolettiche già viste per il limone I.G.P., quindi è conseguentemente lecito  affermare che anch’essa, avendo un sapore ed un profumo particolare, che la rendono unica, meriterebbe maggiore attenzione.

 

 



[1] S.A.T: superficie agricola totale; S.A.U.: superficie agricola utilizzata.

[2] Dal 1° settembre 1994 entra in vigore il disciplinare di produzione per i vini di origine controllata della Penisola Sorrentina. I vitigni principali, che almeno al 40% devono essere presenti nei vini Penisola Sorrentina Bianco e Penisola Sorrentina rosso, sono rispettivamente: Falanghina e Pedirosso.

Lascia un commento