Lineamenti generali del turismo in Penisola Sorrentina

 

7.1       La nascita e lo sviluppo del movimento turistico

 

Le attrattive che la regione sorrentina può vantare sono di ordine umano nonché fisico  e scaturiscono dalla solida cultura millenaria di un territorio morfologicamente impervio e difficilmente raggiungibile.

Se sui Greci dovette farsi sentire il fascino delle eccezionali qualità paesistico climatiche della fascia sorrentina, essi probabilmente non abitarono stabilmente sul territorio, furono invece principalmente i Romani a saper godere al meglio tali qualità, solo qualche secolo più tardi.[1]

Gli inizi della moderna storia turistica dei centri della Penisola Sorrentina sono da collocarsi nell’atmosfera di progresso portata dal governo di Don Carlos di Borbone: un governo che alla riforma sociale e all’incremento edilizio, unì l’impulso a facili, rinnovati contatti col mondo esterno.   Infatti già negli ultimi anni del secolo XVIII, erano molti gli aristocratici stranieri che avevano soggiornato o che si erano spinti lungo la penisola, che aveva perciò già acquistato grande fama turistica per l’estrema salubrità del clima e l’accentuato profilo pittoresco accompagnato dalla tranquilla floridezza degli abitanti (Jalongo, 1993).

Nel 1758 Sorrento apriva il suo primo albergo e dopo l’unità d’Italia erano nove i vecchi palazzi, talvolta conventi senza più ordini religiosi, che si trasformarono in luoghi di accoglienza per turisti.   Negli anni seguenti le presenze straniere furono sempre più numerose e gli abitanti di Sorrento e S. Agnello si adoperarono molto al fine di rendere più piacevole il soggiorno degli ospiti, sia ammodernando gli alloggi, sia migliorando le infrastrutture cittadine (Guida, 1979).   

La nascita di particolari forme artigiane  ( tarsìa, merletti, ceramica), legate alle esigenze dei turisti, modificò sensibilmente la fisionomia antropica dei luoghi, caratterizzando i centri storici degli insediamenti urbani della Piana sorrentina (Trombetta, 1999).

Il “turismo italiano” diventa consistente a cominciare dagli ultimi anni del XIX secolo e nel 1904, con l’inaugurazione della tramvia elettrica Sorrento-Castellammare, si incrementò notevolmente un diverso tipo di movimento escursionistico, quello che oggi definiremmo “pendolare”,  tale movimento andò crescendo ogni anno fino al primo conflitto mondiale.  

L’attività prettamente alberghiera della Penisola Sorrentina fu, fino al secondo dopoguerra,  esclusiva e di lusso, tant’è che soltanto pochi aristocratici ebbero i mezzi necessari per usufruire di questo servizio;  tuttavia, si sviluppò su tutto il territorio l’ospitalità in case private volta a soddisfare le esigenze di famiglie benestanti che,  pur non potendo permettersi l’albergo, intendevano trascorrere comunque una lunga vacanza.  Questo tipo di ospitalità rappresentò una risorsa importante nella precaria situazione economica dell’epoca; infatti chiunque in penisola possedeva una casa poteva dare in fitto una stanza o l’intero immobile,  ricevendo subito un buon introito; ancora oggi questo tipo di attività è molto redditizia per i piccoli proprietari di case e inoltre, grazie alla nascita di agenzie specializzate che utilizzano Internet, si sta notevolmente espandendo.

Nel periodo che intercorre tra le due guerre, un ulteriore processo di incremento turistico fu favorito dal miglioramento della rete stradale e dalla creazione dei primi servizi di traghetti per il collegamento diretto con Napoli e con le isole del Golfo, soddisfacendo così, le esigenze dei turisti intenzionati a soggiornare per breve tempo e a spostarsi nel giro di poche ore da una località all’altra.

Inoltre rileviamo nello stesso arco di tempo la nascita delle prime “sagre” ed uno sviluppo delle manifestazioni folcloristiche[2].

Negli anni ’30 a Sorrento si contavano quattordici alberghi con un numero di presenze medio di ottocento turisti per stagione, i frequentatori più assidui risultarono gli inglesi, i tedeschi, i francesi e gli svedesi, durante questi anni cominciano ad affacciarsi in penisola anche gli americani che, nel secondo dopoguerra, faranno registrare un crescente numero di presenze.

A partire dal ’38, per le stesse ragioni del primo anteguerra, si assiste ad una fase decrescente, l’imminente conflitto bloccò i flussi turistici e molti alberghi furono costretti alla chiusura.[3]

 

 

 

7.2       L’incremento del turismo di massa

 

Dopo la seconda guerra mondiale la situazione nei vari centri della Penisola Sorrentina appariva preoccupante, la ripresa del turismo era ostacolata sia dalle disastrose conseguenze della guerra, sia dall’insufficiente rete stradale e ferroviaria.

Determinante per la ripresa fu la costruzione delle strade ferrate secondarie meridionali, che crearono un traffico di soli passeggeri tra i comuni del Golfo e la città di Napoli; sarebbe stata invece, auspicabile per la penisola, la possibilità di essere raggiunta dalle Ferrovie dello Stato, in quanto, potendo caricare direttamente i prodotti agricoli sui vagoni merci, si sarebbe aiutato anche questo settore, un tempo di primaria importanza per l’economia locale e oggi sempre più in crisi.[4]

Nel dopoguerra, anche la viabilità segna importanti realizzazioni: il “nastro azzurro” aperto nel 1954 fra la SS. 145 in località Colli di S. Pietro e S. Agata sui due Golfi, la “strada del sole”, che di lì scende fino a Meta, il “nastro verde” fra Sorrento e S. Agata, il “nastro d’oro” che collega Massa Lubrense alla località Termini e offre scorci paesaggistici con l’isola di Capri sullo sfondo, e infine la statale che da Moiano va alle pendici boscose del Faito.  A questo miglioramento stradale si aggiunse l’incremento demografico di tutti i comuni (vedi appendice) e una crescita economica generale di tutta la l’area.

Nel 1950 la presenza straniera comincia ad essere predominante rispetto a quella italiana, questa caratteristica è ancora oggi facilmente riscontrabile, nonostante anche il turismo interno sia notevolmente cresciuto.

La varietà e il fascino del paesaggio rappresentavano e rappresentano tuttora il più importante fattore dello sviluppo turistico; infatti, la morfologia, la struttura orografica, il clima e il particolare paesaggio agricolo della Penisola Sorrentina rappresentano un complesso di elementi che influenzano e determinano la caratterizzazione turistica.

A differenza di aree turistiche simili, prosperanti per effetto del flusso turistico che le attraversa, la Penisola Sorrentina tende ad essere esclusa dai flussi di circolazione turistica, tuttavia la lunga tradizione di Sorrento e delle zone limitrofe e la sua rinomanza internazionale costituiscono l’elemento trainante del turismo, che dal suo inizio è caratterizzato da un flusso straniero più che interno (Parente, 1982).

I fattori di sviluppo del turismo della penisola si basano sulla “tradizione” e sulla “rinomanza” internazionale di cui ancora gode il nome Sorrento.

La notorietà internazionale delle località della Penisola Sorrentina fu dovuta in gran parte a stranieri, in prevalenza inglesi e tedeschi, e in minor misura, francesi e svedesi, che vi soggiornarono a lungo e talvolta vi si fermarono.   La presenza degli ospiti stranieri sia pure limitata ed elitaria, si protraeva anche nei mesi invernali, al contrario della tendenza venuta a delinearsi nel periodo post bellico, con un aumento progressivo del turismo balneare e che oggi ha assunto carattere stagionale.

 

 

 

Di conseguenza la domanda turistica è cresciuta notevolmente negli ultimi decenni poiché il fenomeno ha interessato strati sociali sempre più larghi (Guida, 1979). Questo ha permesso ad altri centri di inserirsi, accanto a Sorrento, Amalfi, Ravello e Positano, in questa nuova attività economica a discapito delle economie tradizionali come è testimoniato dalla crescita delle capacità ricettive. 

 

 

 

La domanda turistica è cresciuta negli ultimi decenni poiché, come già affermato, il fenomeno ha interessato strati sociali ampi, di conseguenza anche la struttura ricettiva ha subito delle modificazioni sostanziali sia nella composizione degli esercizi alberghieri ed extra alberghieri, sia nella distribuzione spaziale.

Su di un totale di 191 alberghi e di 8609 camere più la metà appartengono all’area Sorrento-S.Agnello, tale dato è rappresentativo della crescita e degli investimenti fatti nell’area anche per accrescere la funzionalità ed il comfort delle strutture ricettive preesistenti.   Anche prendendo in esame la categoria degli esercizi alberghieri, ritroviamo l’assoluta predominanza di Sorrento-S.Agnello che possiedono il 76% degli esercizi di prima e seconda categoria (Provincia di Napoli, 2001)

La politica turistica adottata dagli albergatori e dagli operatori turistici e quella  di dilatare la stagione, sul modello ligure, proponendo un prodotto godibile per quasi

tutto l’anno.   In quest’ottica assumono grande importanza i turisti italiani che coprono dei periodi ben precisi oltre ai fine settimana e ponti festivi, così come la pressante richiesta di poter fruire di un casinò.

La conferma del successo dell’azione intrapresa  risalta dall’analisi sia delle permanenze medie[5] degli italiani pari al 3,4 che degli stranieri pari al 4,5, nonché  dall’utilizzazione lorda delle strutture alberghiere.

 
 

 

L’analisi di questi dati mostra, quindi, che il settore turistico sorrentino è stato in grado di ripartire gli arrivi e le presenze nell’intero arco dell’anno, indice chiaro di un turismo permanente ed in grado di soddisfare la richiesta tanto italiana che straniera.   Se vengono poi analizzati i singoli dati annuali notiamo che per 4/12 annui l’utilizzazione lorda supera il 90%, per 2/12 supera l’80%, per 1/12 supera il 70%, per 3/12 tra il 10-50% e solo per 1/12 resta inferiore al 10%.

Come già accennato lo sviluppo turistico ha interessato altre aree limitrofe a quelle tradizionali le quali, pure non possedendo per numero e qualità strutture ricettive, hanno indirizzato la propria offerta su strutture pararicettive e ricettive di tipo residenziale.  

Analizzando i dati delle case non occupate vediamo che il numero di esse destinate ad uso turistico, per un periodo medio superiore a gg.15, cresce in simbiosi con lo sviluppo edilizio di queste (46%).   Possiamo affermare che lo sviluppo edilizio ha messo a disposizione dei locali una notevole fonte di reddito e conseguentemente un afflusso turistico stagionale con l’utilizzo di abitazioni classificate come “non occupate” (Biondi, Palombino, Parente, 1978).

 

 

Dai dati aggiornati al 2001 sappiamo che l’industria del mattone selvaggio produce ogni anno 6000 nuove abitazioni illegali nella regione Campania; da questi dati abbiamo estrapolato quelli che interessano l’area della Penisola Sorrentina, in maniera da definire un quadro urbanistico più completo.

 

Tabella n. 7.1 – Dati ufficiali sullo stato dell’ edilizia abusiva in Penisola Sorrentina.

Comune

Ordinanze di demolizione

Ordinanze eseguite

Condono (L.47/85)

Condono (L.724/94)

Vico Equense

0

0

1942

1674

Meta

206

0

415

415

Piano

n.p.

n.p.

n.p.

n.p.

S. Agnello

n.p

n.p.

n.p.

n.p.

Sorrento

422

8

1382

1477

Massa Lubrense

916

55

2206

2435

 

Fonte: Provincia di Napoli, 2001.

Questi dati, nella loro incompletezza, mostrano le difficoltà di tracciare un quadro preciso degli indicatori di pressione urbana rispetto alla superficie totale, i quali, dai dati sugli usi urbani del suolo, risultano essere, per i comuni della Penisola Sorrentina inferiori al 50% ( Vico Equense 10,06%, Meta 47,4%, Piano di Sorrento 21,96%. S. Agnello 29,58%, Sorrento 15,81%, Massa Lubrense 11,61).

Questo dimostra che il benessere economico legato al turismo e il conseguente aumento del valore degli immobili, ha spinto i cittadini a scegliere la strada dell’illegalità e del depauperamento dell’ambiente (Provincia di Napoli, 2001); anche l’assenza di strumenti urbanistici, come i piani regolatori, ha favorito questo tipo di scelte.

Ritornando allo sviluppo delle attività ricettive e pararicettive legate al turismo, ricordiamo la nascita e l’incremento, nell’ultimo lustro e su tutto il territorio peninsulare, dei settori dell’agriturismo e del bed & breakfast, contattabili direttamente tramite Internet.

Il turismo diventa così il primo settore della Penisola Sorrentina sia come fatturato, sia come impiego di risorse umane e assume definitivamente il ruolo di forza trainante per l’economia peninsulare; al turismo vanno affidate tutte le speranze di ripresa per gli altri settori, specialmente di quello agricolo, che dovrà sempre più guardare verso nuove prospettive di mercato, dettate dalle mutanti esigenze dell’indotto turistico.



[1] Si veda il secondo capitolo di questo lavoro. N.d.A.

[2] Ancora oggi le sagre e le mostre contadine riescono ad attirare migliaia di visitatori ogni anno. Ricordiamo tra le principali: “Fontanelle”, “Sagra della Castagna del Faito”, “Sagra del Diavulillo”.

[3] Nel 1942, a S. Agnello e Sorrento, si contavano soltanto sei alberghi efficienti.

[4] L’avvocato Francesco De Angelis, all’epoca sindaco del comune di Sorrento, si oppose alla costruzione della “Circumvesuviana” fino a Sorrento, temendo un grave impatto paesaggistico, e chiese alle autorità governative che la linea ferroviaria si fermasse sul territorio comunale di Meta con una stazione terminale di smistamento per il traffico locale; N.d.A. 

[5] Tale dato si ottiene dividendo il numero delle presenze con quello degli arrivi.

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