Il territorio della Penisola Sorrentina: caratteri fisico-ambientali cap.1 aranceto storico Sorrentino

 1.1       I confini

Molti studiosi, sia in tempi antichi sia moderni, hanno provato ad immaginare una circostanziata delimitazione geografica della Penisola Sorrentina.  Ognuno di loro, tuttavia, spesso giunge ad una conclusione sostanzialmente diversa rispetto agli altri.  Fondamentalmente compendiamo, fra le varie ipotesi, le due linee di confine, idealmente o praticamente disegnate dai vari accoliti, fondate su presupposti storici e geografici degni di citazione.   

Già alcuni antichi documenti storici, risalenti al tempo del Ducato autonomo di Sorrento, definivano così la regione Sorrentina: “La fiorente contrada che, a mezzodì del golfo (di Napoli), si protende dalle rive arenose del fiume Sarno alla Punta della Campanella” (Schipa, 1894)[1].  

Similmente il professore in agraria Vincenzo Tutino, in un trattato di fine ottocento sull’agricoltura, considera una Penisola “allargata” in quanto parte integrante del circondario di Castellammare di Stabia (Ferraro, 1990)[2].   I fondamenti di tale studio si basavano, con molta probabilità,  sul fatto che l’utilizzo dello spazio agricolo era molto più omogeneo di oggi. 

 Allo stato attuale,  tale affermazione appare alquanto approssimata, visto il cambiamento agricolo avvenuto proprio dalla metà dell’ottocento e la forte urbanizzazione che ha mutato irreparabilmente gli antichi equilibri.

 Per altri studiosi, in tempi più recenti, l’area prettamente peninsulare costituisce una parte del sistema orografico avellinese (Castaldi, 1968); in ogni caso possiamo determinare una linea immaginaria che definisce quella che comunemente si chiama Penisola Sorrentina.   Detta linea che, non tenendo conto della natura geologica dei terreni, isola la sezione peninsulare, collega Capo Sottile, nei pressi di Praiano, con i bagni di Pozzano (Castaldi, 1968)[3].

 

Questa seconda ipotesi, che tende a distinguere definitivamente due aree che hanno avuto storicamente, economicamente e socialmente uno sviluppo diverso, ci sembra più condivisibile, infatti, anche l’agricoltura moderna, tema centrale del nostro studio, è concepita in modo completamente diverso.

 Da una superficiale analisi è possibile intuire l’attuale diversità agricola delle due aree: nelle pianure intorno Castellammare di Stabia il processo di sviluppo tecnologico, che ha investito il settore agricolo negli ultimi cinquant’anni in Italia, è stato recepito in pieno ed in breve assimilato.  L’introduzione di un tipo di coltivazione moderna a carattere intensivo, è stata favorita da molteplici fattori: la localizzazione strategica dei campi, la natura pianeggiante del territorio, un’estensione media per azienda ideale per la produzione su larga scala, l’ottima qualità chimica dei terreni, nonché la vicinanza della risorsa idrica rappresentata dal fiume Sarno[4].   Questo distretto economico, attraverso l’organizzazione delle aziende di produzione e di trasporto, alimenta un grosso bacino d’utenza. Il più importante mercato generale per gli ortaggi del centro sud, che è situato a Pagani, soddisfa il fabbisogno di tutta la Campania; l’agricoltura della piana del Sarno garantisce inoltre approvvigionamenti giornalieri ai maggiori mercati del resto d’Italia.

Al contrario, l’agricoltura della Penisola Sorrentina è rimasta legata ad un sistema produttivo di sussistenza, vale a dire privo di modificazioni sostanziali e strutturali rispetto a quello di un cinquantennio fa. Paradossalmente proprio la trasformazione dello spazio geografico – infatti, nell’immediato dopoguerra si è verificata un’elevata parcellizzazione dei fondi e contemporaneamente, sotto una forte spinta demografica, una speculazione edilizia talvolta sfociante in fenomeni di abusivismo che  ha sottratto le aree più fertili all’agricoltura; – ha determinato la mancata evoluzione dell’agricoltura.

Risulta chiaro quindi, che è necessario, dal nostro punto di vista, delimitare definitivamente le due aree, tenendo conto che è sempre più improbabile che il territorio da noi circoscritto e denominato Penisola Sorrentina, possa raggiungere uno sviluppo agricolo pianificato su larga scala.  

 

                                                 

 

1.2       Natura del suolo

 

Questa pseudo-penisola ha un aspetto prevalentemente montuoso, le sue coste sono alte e caratterizzate da “rias”, o da falesie tufacee (Castaldi, 1968). 

La Penisola Sorrentina presenta, già a prima vista, caratteristiche morfologiche diverse a nord e a sud (Castaldi, 1968, pp. 19-22)[5]; buona parte del versante nord è formato da depositi di materiale piroclastico vesuviano e flegreo, mentre sul versante sud, e nella parte estrema del lato settentrionale, è prevalente la roccia calcareo-dolomitica, inoltre entrambe le coste sono spesso profondamente erose, e determinano quindi, un’accentuata instabilità del suolo.    

  

 

 

La precarietà del territorio dipende dalla presenza del materiale alluvionale depositatosi durante il Terziario sui piani di scorrimento del sistema orografico precedente (Castaldi, 1968)[6].

Una visione della complessità dello spazio può essere percepita visivamente dal monte Faito o dal monte San Costanzo. Dal primo, ponendo lo sguardo a W.S.W. e in assenza di foschia, riusciamo a vedere la penisola che si estende, per tutta la sua lunghezza, fino quasi a raggiungere l’isola di Capri.  Diverso è invece il panorama visibile dalla vetta del monte S. Costanzo, da dove, guardando nella direzione opposta, ammiriamo l’imponente massiccio montuoso che delimita l’area peninsulare e parte del sistema orografico di cui è il prolungamento. 

Da questi due punti panoramici è facile percepire la diversità morfologica dei due versanti che, sul versante nord, presenta un’inusuale formazione tufacea incastrata tra masse calcaree e, sul lato meridionale, pendii più accentuati di roccia e sedimenti.   Da sottolineare che tali formazioni tufacee, alte dai trenta ai settanta metri s.l.m. ed estese per circa 1.500 ha, sono state assoggettate a fenomeni di relativa urbanizzazione, oggi rappresentati dai centri abitati di Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello e Sorrento, mentre nel passato vi erano soltanto la cittadina fortificata di Sorrento e un’area costellata di casali, collegati tra loro mediante strade o sentieri,  denominata  piana sorrentina.

 

 

 L’intero “sistema” della Penisola Sorrentina è orlato inoltre da stretti depositi di sedimenti quaternari (spiagge) più lineari a settentrione, in forma più ampia, ma discontinua, a meridione.

Alla disomogeneità geomorfologica si aggiunge il fatto che la penisola appartiene amministrativamente a due province, quella di Napoli e quella di Salerno e che non è automatico considerare la “costiera sorrentina” e la “costiera amalfitana” quali entità amministrative diverse. Infatti, la parte estrema della “costiera amalfitana” appartiene ai comuni di Massa Lubrense, Sorrento, Sant’Agnello e Vico Equense che sono comuni della provincia di Napoli.

La complessità geomorfologica e microclimatica, nonché la singolarità politico-amministrativo, hanno determinato una particolare formazione dell’ecumene che, nel corso della storia, ha prodotto paesaggi antropici molto diversificati (Provincia di Napoli, 2001).

In conclusione risulta evidente che la Penisola Sorrentina è un’individualità antropogeografica rispetto all’intera regione Campania, e quindi le diversità che abbiamo evidenziato dal punto di vista morfologico e tettonico tra i due versanti, non alterano quella che possiamo definire “unità zonale”, in quanto i due predetti lati si presentano come sotto-zone. Anche se dal punto di vista amministrativo esiste, come vedremo in seguito, un fattore storico e non geografico che determina una continuità areale.

 

1.3       Il clima

 

Il clima della Penisola Sorrentina, sia per la disposizione geografica del territorio e sia per la conformazione del suolo che si protende nel mare, ha avuto un’ importanza notevole nello sviluppo dell’ecumene sorrentina. 

Il clima ha determinato scelte e trasformazioni territoriali, nonché un’urbanizzazione con insediamenti sparsi e un’architettura decisamente diversificata, sino a quando la tecnologia non ha eliminato quei “dictat” dell’ambiente generando una deleteria uniformità.

Se si analizzano i movimenti delle masse d’aria che  incidono nell’area tirrenica, la penisola si colloca nella parte settentrionale  del micro clima tirrenico-insulare, ma ancora abbastanza vicino a quello ligure-tirrenico, da non sentirne gli effetti. In ogni caso la penisola è assoggettata alla massa d’aria relativamente umida proveniente da W e che investe principalmente il settore sorrentino aperto completamente a NW.  

La conformazione  del territorio, che è caratterizzata da un repentino innalzarsi delle quote altimetriche, determina la necessità da parte di questa massa umida di spendere energia con conseguente  aumento delle precipitazioni su questo versante ed una diminuzione di esse sul versante opposto; dove, il flusso d’aria, nel ridiscendere, si riscalda parzialmente determinando in tal caso temperature medie più alte.

Naturalmente – essendo il territorio preso in esame esiguo, sia per superficie che per altitudine – i dati potrebbero sembrare poco significativi ai fini di un’analisi più ampia, ma sono particolarmente interessanti quando si confrontano con le scelte delle colture effettuate dagli abitanti della penisola a partire dall’arrivo dei greci. 

Tra tutti gli elementi climatici che interessano e caratterizzano gli ambienti in Penisola Sorrentina, analizzeremo la temperatura  e le precipitazioni.  La pioggia in particolare, oltre ad essere stata determinante nelle scelte agricole fatte nei secoli, è anche stata causa del disfacimento del territorio e dei forti rischi idrogeologici,  nonché  dei fenomeni carsici e delle sorgenti.

Quello che sarà carente in questa analisi saranno i dati riguardanti le osservazioni meteorologiche, che possiamo definire a “macchia di leopardo” sia in senso spaziale che temporale (Castaldi, 1968, pp.27-32). Tuttavia, poiché i fenomeni atmosferici variano in modo impercettibile e ciclico, possiamo ritenere i dati in nostro possesso sufficienti allo scopo.

La prima tabella ci indica la media trimestrale della temperatura e dell’escursione termica giornaliera sulla base di dati rilevati a Sorrento e Amalfi; la tabella successiva  mostra l’andamento delle precipitazioni medie stagionali ed annue sui due versanti.

 


Tabella n. 1.1 – Temperature medie sui due versanti.

Trimestre

Sorrento

Amalfi

Media

Escurs.

Media

Escurs.

Dicembre/febbraio

9.7°C

3.3°C

9.1°C

5°C

Marzo/maggio

14.5°C

6.9°C

17.3°C

6.9°C

Giugno/agosto

23.7°C

3.2°C

27°C

1°C

Settembre/novembre

18°C

7.6°C

20.1°

7.2°C

Fonte: Castaldi, 1968.

Tabella n. 1.2 – Precipitazioni medie per stagioni ed annue sui due versanti.

Stagioni

Area sorrentina

Area amalfitana

Media

Media annua

Media

Media annua.

Inverno

159.2mm

1233.5mm

162.7mm

1218.2mm

Primavera

79.6mm

89.5mm

Estate

23.9mm

29.3mm

Autunno

137.4mm

133.3mm

Fonte: Castaldi, 1968.

L’analisi della tabella evidenzia una parziale uniformità dei dati per i due versanti, in realtà, il dato dell’area amalfitana comprende località estranee (maggiormente influenzate dai venti umidi dei quadranti meridionali) alla zona presa da noi in esame.

Osservando le due tabelle notiamo che il settore sud della penisola si presenta con una temperatura media più alta e con un’escursione termica quasi assente in determinati periodi dell’anno; la parte nord, invece, risulta mediamente 3° più fredda e con una limitata ma costante escursione termica.

La piovosità di quest’ultima area è maggiore così come notevolmente maggiore si presenta il tasso igrometrico; l’alta percentuale di umidità dell’aria è fattore costante in tutti i periodi dell’anno, ad essa si accompagna la maggiore umidità dei terreni determinata dalla presenza di tufo nel sottosuolo della fascia nord; tali fattori hanno inciso decisivamente sull’agricoltura e risultano determinanti per comprendere le scelte dei nostri predecessori riguardo agli ordinamenti colturali impiantati.

 


 

1.4       Le acque

 

Poiché la Penisola Sorrentina è costituita per lo più da un blocco calcareo, che è in parte dolomitico-calcareo, si presenta come un terreno che assorbe l’acqua piovana restituendola sotto forma di sorgenti carsiche.  

Pur mancando dei veri e propri corsi d’acqua, fatta eccezione per tre torrenti con caratteristiche di fiumare: il Rio di Meta, il Rio Grande e il Rio Gragnano, molte sorgenti danno vita, nei periodi di massima intensità di pioggia, a torrenti che utilizzano come letto una serie di fratture nel suolo.  

L’idrografia che caratterizza la Penisola Sorrentina non è contraddistinta però da questi torrenti,  ma da una serie di sorgenti quali:

 La Sperlonga a Vico Equense la cui portata è di – 5 – l/sec.

 La Capodacqua a sud della collina S. Francesco, – 3.5 – l/sec.

 La Lamma presso Meta, – 0.5 – l/sec.

  S. Massimo in località Trinità a Piano di Sorrento – 0.7 – l/sec.

  Casa d’Ardia in località Petrulo a Piano di Sorrento, – 0.5 – l/sec

 Bassa Pezzella in loc S. Liborio – 0.7 – l/sec.

 Torderella, nel comune di S. Agnello – 1 – l/sec

 

Sul territorio del comune di Sorrento le maggiori sorgenti sono:

 Cesarano – 0.9 – l/sec. scavata nel tufo

 Marina Grande, – 1.1 – l/sec.

 Priora “1” – 1 – l/sec.

 Priora “2” – 0.5 – l/sec.

 Canale – 1 – l/sec. confluente nel Rio Grande

Pontescuro – 1 – l/sec. confluente nel Rio Grande

Mulini – 3 – l/sec. alimenta le fontane al centro di Massa

 Cerriglio – 1.5 – l /sec

 Marina di Massa

 

In realtà, queste sorgenti devono essere considerate captazioni realizzate in epoca romana per mezzo di lunghi cunicoli drenati tra il calcare sottostante e i materassi vulcanici. 

Sono da ricordare ancora le sorgenti di Cassano (21 l/sec.), che sgorgano al termine della fascia carsica a qualche metro sul livello del mare.

Sul versante sud, doppiata Punta della Campanella, troviamo le sorgenti di Positano e Agerola.

 

Nel territorio di Positano vi sono le sorgenti potabili:

 Della Porta – 9 – l/sec.

 Bambury – 0.5 – l/sec.

 Del Porto – 26 – l/sec.

  Del Fiume – 45 – l/sec

 

Nel territorio di Agerola  troviamo:

 Galli Bomerano – 2.3 – l/sec.

 Pianillo – 1 – l/sec.

Galli II – 1.3 – l/sec

 Sotto la Polveriera – 1.5 – l/sec. (non potabile)

 Acqua Leggia I – 1.6 – l/sec.

Acqua Leggia II – 0.5 – l/sec.

 Lavatoio – 7 – l/sec.

 Matassa – 3.5 – l/sec. (non potabile)

 Pietrapiana – 2 – l/sec.

 Fontana Canpora – 0.9 – l/sec.

 Macenerella – 2.1 – l/sec.(Castaldi, 1968, pp.27-32)

Queste falde acquifere rappresentano dei corpi idrici secondari di cui è ben conosciuto il corredo chimico naturale, mentre è difficile quantificare la contaminazione antropica, poiché solo le acque destinate all’alimentazione sono soggette a controlli  e solo alle aree di captazione. 

Al momento, per le falde dei massicci, poiché la morfologia scoraggia l’insediamento antropico, non sono segnalati fenomeni di inquinamento (Provincia di Napoli, 2001, pp. 401 s.).

 Numerose sono le sorgenti termali e minerali, formate talvolta da parecchie polle, con temperature variabili tra i 38 e gli 80°, alcune, note fin dai tempi antichi per le virtù terapeutiche, hanno determinato la costruzione di edifici termali – come lo Scrajo alla base meridionale dei Monti Lattari nel comune di Vico Equense – e l’emergere di una risorsa che ancora oggi rappresenta un’attrattiva turistica fondamentale (UTET, 1965). 

Analizzando la conformazione geologica del sottosuolo notiamo che ad una falda superficiale corrispondono altre falde profonde, esse vengono utilizzate per attingimenti mediante pozzi che variano di profondità in base alla interposizione del complesso tufaceo tra falda freatica e superficie.

La presenza degli antichi “cunicoli” di età romana o dei pozzi artesiani di più recente costruzione è ancora oggi fonte di ricchezza, infatti nei giardini dove la disponibilità di risorse idriche non comporta oneri eccessivi, risulta conveniente effettuare coltivazioni irrigue. 

 


1.5       L’insediamento umano

 

Nel corso della storia vari sono stati gli eventi, naturali o sociali, che hanno cambiato la situazione demografica e l’assetto urbanistico del territorio; le successive fasi storiche hanno portato alla formazione dell’attuale paesaggio urbano.

Il territorio della Penisola Sorrentina comprende i comuni di Vico Equense, Positano, Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento e Massa Lubrense per una superficie complessiva di circa cento chilometri quadrati e una popolazione che si aggira intorno ai settantamila abitanti[7].   

Il territorio si presenta in prevalenza montuoso, una “gigantesca massa calcarea, che si estende per tutta la lunghezza e per quasi tutta la sua larghezza” (Trombetta, 1993, p. 9).

L’altezza massima raggiunta dai rilievi in penisola è quella del Monte S. Angelo a tre pizzi, coi suoi 1444 m. sul livello del mare[8] che è l’altura posizionata più ad est;  continuando nella direzione opposta incontriamo Monte Comune che, con i suoi 877 m., si affaccia su Positano,  proseguendo ancora c’è Vico Alvano (643), conosciuto anche col nome di montagna del principe,  questo è il rilievo più alto della cornice di colline che circonda ” [] quel tavolato di tufo nero, lievemente inclinato e fortemente intagliato sul fronte marino, che si prolunga da Meta a Sorrento.”( Trombetta, 1993).

Altro punto notevole di detta “cornice” è il Picco S. Angelo (467),  la cui massa calcarea si incunea da Sud nella piana sorrentina e, declinando dolcemente quasi fino al mare, delinea il confine naturale tra S. Agnello e Sorrento, quest’altura rappresenta inoltre un punto panoramico molto suggestivo, da esso è infatti possibile ammirare contemporaneamente, sia il Golfo di Napoli, sia il Golfo di Salerno.

Superata questa asperità del suolo, sul versante di Sorrento, esiste una simile cornice di colline, ma leggermente più “alta” della precedente , i punti più alti in quota li troviamo in località “Le Tore” (528), nel territorio comunale di Sorrento e  a S. Agata sui due Golfi, sul piccolo altopiano a forma di cono tronco che è denominato Deserto (456)[9]

Superata Sorrento entriamo nel territorio “massese” e la differenza morfologica del suolo è molto evidente; la zona è, infatti, totalmente montuosa, costituita da terreni sedimentari, e non presenta rilievi notevoli;  la vetta maggiore è il monte S. Costanzo (498)[10], presso Termini (Trombetta, 1996).

 

 

A causa dell’asperità del territorio l’accesso via terra alla Penisola Sorrentina è stato da sempre molto difficoltoso.  La prima via che percorsero i popoli più  antichi, probabilmente creata da essi stessi sul lato settentrionale, seguendo l’andamento morfologico dei Monti Lattari, dovrebbe corrispondere, “[…] grosso modo, al tracciato della via mulattiera, che vi troviamo [ ancora oggi ], e che […] principiando il suo corso dal sito dove poi sorse la città di Stabia, s’arrampicava per diverse centinaia di metri sulle pendici del detto massiccio fino a superare la punta di capo di Orlando, da dove proseguiva su una linea su per giù orizzontale fin oltre la Sperlonga, per poi discendere, lungo il fianco del monte su cui ora si trova la chiesa di S. Maria del Toro, nella piana di Vico, ed attraversando il piccolo ponte, che è ai piedi del più alto dei piloni che ora sostengono il viadotto della vesuviana, risaliva lungo il rivo Mirto fino ad Alberi per ridiscendere il lato opposto fino al luogo di Meta in cui è la chiesa della Madonna del Lauro, da dove, dopo aver costeggiato il fianco meridionale del  vallone formato dal rivo Lavinola, seguiva sostanzialmente fino a Sorrento l’attuale corso Italia, e di lì quello della vecchia via comunale, che per la salita di Capodimonte e per la zona di Priora arrivava nel territorio di Massa, e l’attraversava fino al luogo ora chiamato Termini, e di là, costeggiando il lato occidentale del monte S. Costanzo, andava a terminare sulla punta, ora detta della Campanella.(Trombetta, 1999, p.13)

 

Esistevano tre mulattiere che raggiungevano direttamente il monte Faito, esse cominciavano rispettivamente dal luogo dove ora è Castellammare, Pimonte ed Agerola; l’esistenza di questi sentieri, già migliaia di anni fa, ci dà prova della grande importanza del monte auro.  La montagna era fondamentale per l’economia del passato, perché ricca di pascoli e selvaggina;  sulla sua vetta sorse verso il VI secolo “la cappella dedicata all’arcangelo S. Michele, e schiere di folle devote provenienti dai paesi pedemontani, cominciarono ad accorrervi per impetrare grazie dal principe della milizia celeste, […] specie in occasione del primo agosto e del ventinove settembre, […] per esprimere la loro devozione.”(Trombetta, 1993).     La cappella di S. Michele fu poi sconsacrata nel 1862, il clero infatti, trasferendo la statua raffigurante l’Arcangelo nella Cattedrale di Castellammare, mise al riparo i devoti dai pericoli causati dal brigantaggio, fenomeno molto diffuso in tutto il Meridione post-unitario e che interessò, in parte, anche il nostro bellissimo monte (Bevilacqua, 1993).

 

Per raggiungere il Faito non vengono più adoperati i sentieri, essi purtroppo stanno scomparendo e tra breve “spariranno anche le vestigia ancora visibili” (Trombetta, 1993); verso la metà del XIX secolo, il conte Giusso costruì la sua strada carrozzabile per il Faito e nell’intraprendere l’opera scelse il percorso più breve, quello sul versante “boschivo” di Castellammare, seguendo in sostanza, la stessa traccia del citato viottolo alpestre che partiva dall’antica Stabia[11], e che oggi rappresenta la via di accesso principale al Monte, insieme alla Moiano-Faito, strada costruita nel dopoguerra  in prolungamento della via R. Bosco, sul territorio comunale di Vico Equense (Trombetta, 1983, p. 66).

 

Gli antichi sentieri di Sorrento e della sua piana sono scomparsi, assimilati nel corso del tempo da un reticolo di vicarielli a sua volta divenuti, in molte loro parti, tracciato urbano principale.   Per la zona collinare e per i territori di Positano e Massa Lubrense, se qualche antico tracciato non è ancora scomparso nella vegetazione o non è stato privatizzato da qualche speculatore di turno, lo si deve soltanto alla tutela del Club Alpino Italiano (C.A.I.); sono rimasti “intatti” alcuni tratti del sentiero che dalla località Crocella (1026 m. s.l.m.), sulle pendici del Monte Faito che, costeggiando il versante sud, raggiunge Punta della Campanella.[12]

 

Tale  morfologia, prevalentemente montuosa, impedì di fatto un facile ingresso anche a quelli che intendevano raggiungere la penisola via mare ed inoltre influenzò la scelta dei luoghi destinati all’insediamento.   Nel corso della storia, come avremo modo di vedere nel capitolo successivo, l’insediamento umano a carattere fisso cominciò nelle immediate vicinanze degli approdi e, successivamente, si spostò nell’entroterra;  per l’assoluta mancanza di documenti catastali relativi a periodi antecedenti la seconda metà del XVIII secolo, non è possibile conoscere con certezza i tempi e i modi dei movimenti demografici avvenuti prima di quel periodo, tuttavia grazie a documenti cartacei di varia natura raccolti dal Monsignore Antonino Trombetta è possibile delineare un trend demografico approssimativo.

 

Intorno all’anno mille sul territorio peninsulare esistevano altri piccoli centri abitati oltre  Sorrento e Vico Equense.   “Un atto notarile del 938 d.C., con il quale un certo Gregorio donava la “Plantia” e la “Massa publica” all’abate del monastero di Rovigliano […]”, ci conferma l’esistenza di alcuni casali a carattere prevalentemente agricolo; si stima che gli abitanti che risiedevano da Meta a Massa Lubrense, fossero circa quattromila( Trombetta, 1986).

 

Qualche secolo dopo, da fonti ecclesiastiche, riusciamo ad avere dati più precisi riguardo alla popolazione residente su tutto il territorio, con esclusione di Vico Equense e Massa Lubrense; i dati sono disaggregati per parrocchie e sintetizzati nel grafico e nella tabella seguenti:

 Grafico  n.  1.1 – Variazione tra censimenti 1594/1609

 

 Tabella  n.  1.3 – Censimenti nei comuni della Piana Sorrentina

          parrocchie

anno

comuni

Cattedrale

S.Agnello

S.Michele

SS.Trinità

S.M.Lauro

1594

1609

1594

1609

1594

1609

1594

1609

1594

1609

Sorrento

2040

2580

 

 

 

 

 

 

 

 

S.Agnello

 

 

1140

1340

 

 

 

 

 

 

Piano

 

 

 

 

700

820

550

600

 

 

Meta

 

 

 

 

 

 

 

 

1200

1400

Fonte: Trombetta, 1986.

 

In seguito, il popolamento della penisola ebbe un’accelerazione in età borbonica, da Carlo III a Francesco II, raggiungendo nel 1861, con il primo censimento regolare, 154253 unità di cui Meta 7163, Piano 8122, S.Agnello 4518 e Sorrento 7869. (Castaldi 1968)

Continuando l’analisi dei dati riguardanti l’aumento della popolazione in provincia di Napoli fino all’ultimo censimento del 2001, gli aumenti  per i comuni in esame sono i seguenti:

        

 

Meta 7726  (7.86%)

Piano di Sorrento 12903 (58.86%)

Sant’Agnello 8466 (87.38%)

Sorrento 17429 (121.49%) (Provincia di Napoli, 2001)

 

I dati mostrano una aumento percentuale considerevole man mano che ci spostiamo verso l’estremità della penisola, anche se bisogna tenere conto che la cittadina di Meta ha subito un calo demografico di 2248 unità nel periodo 1871/1911.

Un’analisi più attenta ci consente di evidenziare le differenze sostanziali all’interno dei dati, infatti possiamo constatare una diversa tipologia di aumento della popolazione tra i predetti comuni:  accentrata oppure enucleata.

Sorrento e Sant’Agnello evidenziano un forte aumento di popolazione accentrata mentre Piano e Meta un aumento maggiore di popolazione enucleata

Tabella  n. 1.4 – Localizzazione della popolazione

 

% popolazione accentrata

% popolazione enucleata

Meta

<10

34.76

Piano

<10

48.32

S.Agnello

37.18

<10

Sorrento

10.76

<10

Fonte: Castaldi, 1968.

 

Inoltre raffrontando la popolazione attuale con la superficie in Kmq abbiamo la seguente densità abitativa:

  • Meta 3528 con una variazione percentuale nell’ultimo cinquantennio pari al 26%
  • Piano di Sorrento 1760, con una variazione del 68%
  • S.Agnello 2070, con una variazione del 56%
  • Sorrento 1755, con una variazione del 61%

Questi dati mostrano una inversione di tendenza negli ultimi anni a favore dell’area di Piano di Sorrento caratterizzata da una forte speculazione edilizia, percepibile anche visivamente.

I dati in nostro possesso possono essere letti in modo da avere una distribuzione altimetrica della popolazione sia essa accentrata che enucleata: il maggior numero di abitanti è compreso tra la fascia da zero e cento metri pari circa al 53,8%;  la percentuale scende regolarmente con l’aumentare dell’altitudine fino allo 0,04 tra gli 800 e i 900 mt., però nella fascia tra i 300 e i 400 mt si verifica un trend negativo meno marcato.  Al tempo stesso, riscontriamo una maggiore presenza di nuclei abitativi nella fascia da zero a 200 mt, una riduzione di essi intorno ai 200 mt, un relativo aumento nelle due fasce successive e una costante diminuzione per le quote più elevate..


 

Tabella n. 1.5 – Distribuzione dei nuclei abitativi per fasce altimetriche

Fasce altimetriche

Centri e nuclei       n°

                   %

0-200

45

58.44

201-400

25

32.47

401-600

6

7.79

Oltre 600

1

1.30

  Fonte: elaborazione propria

 

L’osservazione diretta sul territorio, come mostra la tabella  n° 5, si discosta parzialmente dai dati relativi al 1961(Castaldi, 1968)  ma è in accordo con quanto emerso dall’analisi dell’inurbamento delle zone periferiche e pedocollinari di Meta Piano di Sorrento, S.Agnello e Sorrento.  Se, infatti, procedessimo dividendo i primi 400 metri in 4 fasce troveremmo che il numero dei nuclei abitativi è maggiore nella seconda fascia rispetto alla prima di come rilevato in passato. In conclusione, da questi dati, evinciamo un nuovo concetto di popolazione accentrata e cioè di una fascia di “accentrazione” che senza soluzione di continuità ingloba quasi la totalità di quelle aree, una volte enucleate, e ricadenti nelle altimetrie di 0-200 mt. .

 

 ARANCETO STORICO SORRENTINO



[1] Il Ducato di Sorrento mantenne questi confini fino al 1135.

[2] “Il circondario di Castellammare di Stabia, oltre al comune di questo nome, comprende quelli di Agerola, Casola, Gragnano, Lettere, Massalubrense, Meta, Ottajano, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento, Torre annunziata e Vico Equense, con una popolazione complessiva di 159.214 abitanti dividendosi in quella agglomerata nei centri, che è di 133.719 ed in quella sparsa nella campagna che è di 25.495.” Dalla relazione inedita di Vincenzo Tutino sulle condizioni agricole della Penisola Sorrentina.

[3] La località Pozzano è situata sul territorio comunale di Castellammare di Stabia, a confine col comune di Vico Equense.

[4] Il fiume Sarno è stato classificato fra i corsi d’acqua più inquinati d’Europa, nonostante ciò, tutta la produzione di ortaggi della Piana utilizza, senza alcuno scrupolo, l’irrigazione da esso fornita. 

[5] “[…] altri fenomeni [che] sono comuni ai due versanti: una serie di lembi terrazzati a diverse altezze e una chiara documentazione di due livelli carsici sovrapposti […].

[6] Agli strati di roccia calcarea sono spesso interposti strati sedimentari molto friabili.

[7] A rigor di logica, secondo i confini precedentemente delineati, farebbe parte integrante della Penisola Sorrentina anche la località Vettica Maggiore nel comune di Praiano; se ne esclude però l’appartenenza ai fini del nostro studio. N.d A.

[8] Il “pizzo” più alto è il monte S. Michele, gli altri due sono il Monte di Mezzo (1425) e il Monte Catello (1326). Fonte: Club Alpino Italiano.

[9] Il toponimo “deserto” rappresentava nel significato originale un luogo di eremitaggio, i frati Carmelitani costruirono proprio a S. Agata il loro eremo, il monastero ancora esistente fu edificato tra il 1680 ed il 1750 circa (Trombetta, 1996, p. 187 s.).

[10] La Penisola Sorrentina termina col Monte S. Costanzo “[…] e con le due punte di Jeranto e della Campanella, e su quest’ultima, molto più vasta dell’altra, nei primi decenni del secolo XIV, per ordine del re di Napoli Roberto d’Angiò, fu costruita una torre di guardia contro i pirati, [e lì fu posta] una piccola campana […] per dare, in caso di pericolo, il segnale d’allarme. [La campanella] derivò a quella punta, allora chiamata ancora Promontorio di Minerva, il nome che attualmente porta. 

[11] “Il massiccio del Faito ebbe al tempo dei romani anche l’appellativo di Monte Lattaro o Monte del Latte. (…)” Da questo nome, dato al Monte per l’ottima qualità del latte prodotto, deriverebbe la denominazione di Monti Lattari. A. Trombetta, Profilo Linguistico ed Onomastico della Penisola Sorrentina e Storia del Faito pag. 66. Casamari 1983.  

[12] Di notevole interesse escursionistico il Sentiero degli Dei, ovvero la parte iniziale di questo lungo percorso ancora esistente e ancora frequentato a scopo escursionistico.

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